…trattano voi, o il prossimo in generale, con scortesia.
Forse è un caso, o forse questa è la mia settimana di espiazione dei peccati, fatto sta che per la seconda volta in pochi giorni ho dovuto corrucciarmi a causa del comportamento antipatico e scorbutico di persone incapaci di fare il loro lavoro in serenità.
E va bene che c’è la crisi, ci sono pochi soldi, siamo sempre di corsa, troppo traffico in giro, la coda in posta, il mutuo della casa, le rate della macchina, i bambini a scuola, il divano Ikea da montare e i virus stagionali. Va bene tutto, lo accetto. Ma diamine, diamoci una calmata! Perché è così dannatamente facile dimenticare che dietro uno sportello, una lettera, una telefonata, una voce, un reclamo, un consiglio (e chi più ne ha più ne metta) c’è pur sempre una persona?
Viviamo una realtà così fugace e fuggevole che non abbiamo neanche il tempo per lavare i nostri (vostri) bambini con acqua e sapone, costringendoci a quell’insana e superficiale pulizia data delle salviette umidificate che spalmano e nascondono lo sporco, senza tuttavia eliminarlo per davvero. Una passatina veloce, giusto per l’apparenza, giusto perchè così si fa prima e il risultato è lo stesso. Beh oddio, non credo che per i culetti di molti bambini sia lo stesso. Sotto la superficialità si annida lo sporco.
Ed ecco che la ritroviamo, questa superficialità, in ogni attimo delle nostre giornate: il sorriso finto della vicina che vorrebbe stritolarci l’adorato volpino, la frettolosa e disumana transumanza sui mezzi pubblici, l’inevitabile fila per un caffè. E il dipendente pubblico di turno già scazzato alle 8,30 di mattina. E allora a quel punto non ce la puoi fare, sbotti per forza. Ed è giusto che sia così, è giusto che ti inalberi e ti metti a far questioni: perchè tu dovrai affrontare la tua giornata e vorresti farlo con il sorriso, nel rispetto del mondo intero. Ma se tra te e questo paradisiaco obiettivo ci si mette di mezzo un alquanto irrispettoso e ingiustificatamente maleducato di turno, che vive la sua (al giorno d’oggi invidiabilissima) quotidiana monotonia lavorativa come scusa per maltrattare l’ignaro prossimo…beh, allora apriti cielo! E in questi casi è necessario arrabbiarsi: uomini, donne, ragazzi o bambini devono far notare il loro disappunto. Ogni giorno della nostra vita, noi dobbiamo ricordare ai cafoni che sono dei cafoni, ai parassiti che sono dei parassiti e così via. Non si devono mescolare con la gente comune, non devono entrare a far parte dell’italiano medio: l’italiano medio è quello che sa mettere al suo posto lo sgarbato, sa far rigare dritto lo svogliato e sa lavare la bocca al cafone.
Quindi, gli uomini riprendano il loro dovere da gentiluomini e si facciano portatori di eleganza e rispetto, le donne si facciano cocciute e isteriche fine all’ultimo respiro, i bambini scalcino e strillino finché non otterranno ragione: bisogna fare uscire allo scoperto le sporcizie di ogni giorno, quelle che ci rovinano le giornate con i loro modi gratuitamente crudeli, beffardi, odiosi.
E sono proprio convinta che, una volta portati in superficie, basterà una bella strigliata con spazzola e sapone e tanta acqua corrente a trascinare via tutto quel sudicio che ci imbratta, ingiustamente, le giornate.







7 commenti
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6 novembre 2011 a 14:53
frivolajuliet
Ho sempre creduto che la gentilezza è un premio innato, che non è facile avere. Qualche volta mi sono ricreduta, e con persone scorbutiche, ho cercato di avere pazienza. A queste persone ho fatto capire che una parola gentile è molto più importante di un gesto, a volte.
L’hanno capito e sono cambiati. Ci hanno provato.
Ma è stata solo fortuna, ahimè.
14 novembre 2011 a 18:20
celiapluma
Sono anch’io dell’idea che la gentilezza sia un premio innato. E forse è anche per questo che i maleducati cronici mi urtano all’ennesima potenza: perché se la prendono sempre con chi è gentile per natura!
Un saluto
13 novembre 2011 a 22:57
laragazzaconlavaligia
una giornata storta?
ps. io ho lavorato dietro a uno sportello, e per quanto avrei voluto prendere a bastonate il rompipalle di turno che alle 7.25 del mattino bussa sul vetro perché io apra (quando magari mi stavo godendo gli ultimi 5 minuti di latte macchiato prima di iniziare a lavorare), ho sempre cercato di farlo con un grosso sorriso e cortesia. e ora ho mantenuto l’abitudine ogni volta che vado in un negozio/ospedale/bar/ristorante/hotel ecc. tratto sempre tutti così. a volte la gentilezza mi torna indietro, e le volte in cui non lo fa, non torno più indietro io: così hanno perso come cliente me e tutti i miei amici, e vedrai che dopo imparano
14 novembre 2011 a 18:22
celiapluma
Hi hi…per fortuna che la giornataccia è passata! Come capisco quello che dici: se mi trovo male in un posto, fosse anche il bar sotto casa, piuttosto mi faccio un giro dell’oca incredibile per prendere un caffè ma non ci torno!!!!!!
14 novembre 2011 a 19:08
laragazzaconlavaligia
infatti. perché dovremmo spendere dei soldi per farci trattare male? tantopiù che in italia trovare delle buone caffetterie non è neanche difficile
14 novembre 2011 a 19:36
celiapluma
E’ anche vero che in generale ( ci sono sempre le eccezioni), nei piccoli locali/negozi a conduzione familiare ci tengono al cliente e si viene trattati bene. Il peggio avviene in alcuni grandi magazzini, autogrill…luoghi di passaggio che campano sullo sfortunato avventore…
Nel caso capitatomi, il cafone in questione era dietro gli sportelli delle Ferrovie dello Stato!!! ormai sono 5 anni di sopportazione disumana…. :-S
22 novembre 2011 a 19:38
Godot
Credo che cortesia ed educazione siano un dovere nei confronti di altri. Può capitare di urtare la sensibilità di qualcuno, per distrazione o altro, per carità… ma non fregarsene è imperdonabile…
… comunque… era un po’ che non passavo di qui! E mi sono fatta una lettura degli ultimi post… come sempre è un piacere leggerti!