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Ho scritto una lettera ad una rivista che adoro leggere ma che, purtroppo, mi costringe a rifelttere sul solito tema scottante: la donna oggetto nella comunicazione di massa. Eccone il contenuto:

Sono demoralizzata dal degenerare dell’immagine femminile: a cosa sono serviti tanti anni di femminismo, se poi non abbiamo più bisogno di difenderci dalla superiorità virile semplicemente per il fatto di aver noi stesse assunto e inglobato tale sguardo? Ci guardiamo e giudichiamo con gli occhi maschili, o meglio maschilisti, occhi che ci fanno sentire oggetti, diverse o sbagliate se non abbiamo seni prosperosi, fondoschiena sodi, labbra carnose, gambe sempre più lisce, volti senza rughe (o inespressivi?) e così all’infinto.
A mio parere, il maschilismo ha agito in modo subdolo e invisibile: ha ipotecato le menti di uomini e donne, diffondendosi come un cancro. Questa metastasi ha cambiato volto al maschilismo, si è insinuata nel corpo femminile e si è propagata attraverso la televisione, il cinema, i quotidiani e le riviste. Corpi femminili seminudi, gambe aperte, seni straripanti, labbra socchiuse, espressioni che raccontano un presunto piacere sessuale, nella maggior parte dei casi solitario. L’uomo invece, se presente, sbircia nelle scollature, afferra, sogghigna. Il maschio che non deve chiedere mai. Siamo davvero così? Oppure è possibile trovare una forma di riscatto, una comunicazione che dia giustizia alle persone della realtà, uomini e donne che vivono, si amano e si rispettano in quanto creature pensanti e capaci di provare emozioni complesse?
Allora le domando, ancora, perché sia così difficile boicottare certi tipi di pubblicità e perché io stessa sia costretta a subire questo continuo attacco canceroso anche al sabato, quando mi accingo a leggere la mia rivista preferita.

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Per molti potrà essere un impiccio, un affare da sbrigare nel più breve lasso di tempo possibile. Per me, invece, il cambio dell’armadio è una vera e propria transumanza spirituale.
Mi affanno, con non poca fatica, a recuperare  da sopra l’armadio le scatole  impolverate e gonfie e tra uno starnuto e l’altro raggiungo traballante la scrivania, facendomi spazio all’ultimo momento con una bracciata spazza-scartoffie.
Aprire quegli scatoloni colorati è sempre emozionante anche se, bene o male, ogni anno il contenuto è sempre lo stesso. Ritrovo i miei maglioncini storici, ricoperti di pallini e consumati sui gomiti, quelli che mi hanno accompagnata in tante giornate fredde e piene di impegni. Ma dove trovare il coraggio per buttarli? Così li ripongo nell’armadio, sicura che troverò un occasione giusta per metterli.
Quello che più stuzzica la mia attenzione sono le sciarpe. Le adoro, di ogni lunghezza, forma e colore; di lana, di cotone e di pile. Non so perchè, ma anche dopo un bel giro in lavatrice conservano sempre il profumo di chi le indossa, e io le amo proprio per questo, per il loro potere evocativo.
Poi è il turno di guanti, stivali, pantaloni e calzettoni. E nella mia testa volano le associazioni e i ricordi, ad ogni indumento è legata una storia, un pensiero, un’immagine.
So che tra pochi giorni il mio armadio sarà già scivolato nella confusione, ma adesso, mettervi tutto con ordine e minuzia, mi regala buone sensazioni. Ed è questo che cerco: piccole, buone sensazioni.

Cambio dell'armadio