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…e del silente letargo dei boschi, interrotto solo dal fruscio di un mantello di foglie mosso qua e là dal vento. L’autunno regala colori così speciali e sensazioni che appartengono solo a questa stagione. Torno bambina ogni volta che scorgo un fungo dietro a un tronco o sotto qualche foglia umida e ingiallita. Quanto adorabili sono i ricci e quelle grosse castagne marroni che si affacciano dal loro guscio, così panciute e rotonde, lucide ed pulsanti di vita. Profumano di selva, di umido, di erba di campo. Si stringono l’una all’altra come timide sorelle ed è buffo guardarle adagiate al suolo, coglierle e stringerle un attimo, prima di metterle da parte. L’inconfondibile scoppiettio sul fuoco, il profumo invitante e irresistibile che inonda la casa. C’è forse un indizio più vivido, una traccia così inconfondibile dell’autunno?

E’ in quegli attimi, lontani dal frastuono della città che diviene solo un ronzio distante e alieno, che ci ricongiungiamo con il nostro essere biologico, con la nostra anima sensoriale che è cresciuta tra l’erba, i cespugli, nelle radure e sulle montagne. I boschi ci accolgono, ci abbracciano, ci riempiono di profumati e deliziosi doni. Io e te lo sappiamo quanto non possiamo farne a meno, quanto siano rigeneranti questi momenti di contatto con la nostra terra. E mentre il bosco ci osserva, curioso, attraverso gli occhi di un fringuello e ci ascolta, lasciamo che il suo abbraccio ci consoli e i suoi doni ci ristorino.

E come un amico sincero, il bosco ci saluta dolcemente. Sa che sentiremo la sua mancanza, ma non mancherà al nostro prossimo appuntamento. Sarà lì per noi, pronto ad accoglierci, fino al giorno in cui qualcuno, o qualcosa, deciderà di distruggerlo.

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…perchè domani finalmente si parte per le vacanze. Dieci giorni, pochissimi soldi e tanta voglia di curiosare, nuotare, camminare, brindare.

Dopo un periodo davvero pesante, mesi oserei definire sconvolgenti e rivoluzionari, carichi di fatiche, ansie, paure e qualche vittoria, densi e senza un attimo di riposo. Dall’estate scorsa non mi sono concessa una pausa, ma ora, questi dieci giorni, li vivrò come fossero il mio capodanno. Da domani si ricomincia a vivere, da domani si vuota la testa dal turbinio quotidiano e ci si impegna in una promessa importante: quella di mettercela tutta, sempre, ma di prendere le cose come vengono, senza preoccuparsene eccessivamente.

Bisogno irrefrenabile di pace, serenità, la tua pelle, il tuo respiro sulla mia fronte, un prato o una spiaggia, il rumore del vento o del mare oltre le pagine di un romanzo. Dieci giorni per affrontarne più di 350. Trecentocinquanta. 10 giorni, dieci per brindare al nuovo anno che viene, ricaricare l’anima e il corpo e tornare guarita dalle ultime ansie di quest’anno. Quest’anno che per me si chiude a luglio.

Mi sembra una pretesa onesta, semplice, umile. Chiedo solo dieci giorni per me e per te, dieci giorni tutti nostri in cui ci sembrerà di vivere la vita di altri, quella vita in libertà che tanto sognamo e che sappiamo dolcemente procurarci stringendoci in un angolo e chiudendo gli occhi per un attimo: in ascensore, sulle scale mobili, in una piazzola di sosta. Ad occhi aperti infiliamo ora i nostri vestiti in valigia, qualche libro, i teli mare e la crema solare. Ci prepariamo a ricominciare un anno daccapo, domani.

Se questa strana estate ce lo consente, se questo timido sole si allunga fra le nuvole, se anche la pioggia vorrà farci compagnia, noi brinderemo.

Per molti potrà essere un impiccio, un affare da sbrigare nel più breve lasso di tempo possibile. Per me, invece, il cambio dell’armadio è una vera e propria transumanza spirituale.
Mi affanno, con non poca fatica, a recuperare  da sopra l’armadio le scatole  impolverate e gonfie e tra uno starnuto e l’altro raggiungo traballante la scrivania, facendomi spazio all’ultimo momento con una bracciata spazza-scartoffie.
Aprire quegli scatoloni colorati è sempre emozionante anche se, bene o male, ogni anno il contenuto è sempre lo stesso. Ritrovo i miei maglioncini storici, ricoperti di pallini e consumati sui gomiti, quelli che mi hanno accompagnata in tante giornate fredde e piene di impegni. Ma dove trovare il coraggio per buttarli? Così li ripongo nell’armadio, sicura che troverò un occasione giusta per metterli.
Quello che più stuzzica la mia attenzione sono le sciarpe. Le adoro, di ogni lunghezza, forma e colore; di lana, di cotone e di pile. Non so perchè, ma anche dopo un bel giro in lavatrice conservano sempre il profumo di chi le indossa, e io le amo proprio per questo, per il loro potere evocativo.
Poi è il turno di guanti, stivali, pantaloni e calzettoni. E nella mia testa volano le associazioni e i ricordi, ad ogni indumento è legata una storia, un pensiero, un’immagine.
So che tra pochi giorni il mio armadio sarà già scivolato nella confusione, ma adesso, mettervi tutto con ordine e minuzia, mi regala buone sensazioni. Ed è questo che cerco: piccole, buone sensazioni.

Cambio dell'armadio