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…e del silente letargo dei boschi, interrotto solo dal fruscio di un mantello di foglie mosso qua e là dal vento. L’autunno regala colori così speciali e sensazioni che appartengono solo a questa stagione. Torno bambina ogni volta che scorgo un fungo dietro a un tronco o sotto qualche foglia umida e ingiallita. Quanto adorabili sono i ricci e quelle grosse castagne marroni che si affacciano dal loro guscio, così panciute e rotonde, lucide ed pulsanti di vita. Profumano di selva, di umido, di erba di campo. Si stringono l’una all’altra come timide sorelle ed è buffo guardarle adagiate al suolo, coglierle e stringerle un attimo, prima di metterle da parte. L’inconfondibile scoppiettio sul fuoco, il profumo invitante e irresistibile che inonda la casa. C’è forse un indizio più vivido, una traccia così inconfondibile dell’autunno?

E’ in quegli attimi, lontani dal frastuono della città che diviene solo un ronzio distante e alieno, che ci ricongiungiamo con il nostro essere biologico, con la nostra anima sensoriale che è cresciuta tra l’erba, i cespugli, nelle radure e sulle montagne. I boschi ci accolgono, ci abbracciano, ci riempiono di profumati e deliziosi doni. Io e te lo sappiamo quanto non possiamo farne a meno, quanto siano rigeneranti questi momenti di contatto con la nostra terra. E mentre il bosco ci osserva, curioso, attraverso gli occhi di un fringuello e ci ascolta, lasciamo che il suo abbraccio ci consoli e i suoi doni ci ristorino.

E come un amico sincero, il bosco ci saluta dolcemente. Sa che sentiremo la sua mancanza, ma non mancherà al nostro prossimo appuntamento. Sarà lì per noi, pronto ad accoglierci, fino al giorno in cui qualcuno, o qualcosa, deciderà di distruggerlo.

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