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…ti ricordi di non essere in Italia!

Questa profonda riflessione è stata frutto di una tappa ai bagni femminili del museo d’arte di Lugano. In occasione della notte dei musei, sabato scorso, non potevo perdermi la mostra di Man Ray. La mia dipendenza da WC (causata dalle raccomandazioni di dietologi e nutrizionisti che incoraggiano pantagrueliche abbuffate di almeno 1,5 litri di acqua al giorno) mi ha portato ad aprire quella porta: quella con la donnina stilizzata. Mi aspettavo la ventata di aria putrita e rancida e prontamente ho trattenuto il respiro per qualche secondo ma, quando ormai cominciava ad annebbiarsi la vista, ho dovuto cedere e inalare a pieni polmoni. Occhi sgranati: il bagno profumava di una gradevolissima fragranza di fragola, i pavimenti luccicavano, l’allegra tazza mi fissava con un sorriso lustro e brillante, carta igienica in abbondanza. Ma le sorprese non erano ancora finite! Poteva forse mancare, nel bagno di un museo d’arte, il detergente in vaschetta che quando tiri l’acqua da blu diventa verde? E il sapone per le mani a una gradevole e delicata fragranza fruttata? Non come i saponi dell’università: dopo due lavaggi con quei composti chimici nella stessa giornata, le mie mani diventano talmente aride che potrei usarle per scartavetrare i muri di casa.

Gli svizzeri sono svizzeri, è proprio vero! Precisi, puntigliosi, in alcuni casi eccessivamente rigorosi, ma li ammiro. Ho ammirato la diligenza e disciplina degli addetti che hanno fatto rispettare ogni regola senza transigere, senza eccezioni. Ed è proprio questa loro disciplina che ha permesso una piacevole visita, ben organizzata, diginitosa e silenziosa al museo. Non come le ultime avventure presso i musei di Milano, dove ormai va di moda portare bambini poco più che neonati e lasciarli correre e gridare per le sale, senza che genitori o sorveglianti osino richiamare all’ordine. Oppure scolaresche poco interessate abbandonate a loro stesse, lasciate vagare per le gallerie tra schiamazzi e volgarità.

Trovo che l’esempio di sabato sera sia un grande insegnamento: non generalizzo a tutta la Svizzera, ma in quel contesto rigore ha significato rispetto, ripetto per sè stessi, gli altri, Man Ray e l’arte. Ha permesso una pacifica e civile convivenza di numerose persone, adepti o curiosi, bambini, ragazzi e adulti. Regola non è per forza sinonimo di proibizionismo: può essere lo strumento per raggiungere una serena, nonchè sempre più variegata, coesistenza.