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…perchè domani finalmente si parte per le vacanze. Dieci giorni, pochissimi soldi e tanta voglia di curiosare, nuotare, camminare, brindare.

Dopo un periodo davvero pesante, mesi oserei definire sconvolgenti e rivoluzionari, carichi di fatiche, ansie, paure e qualche vittoria, densi e senza un attimo di riposo. Dall’estate scorsa non mi sono concessa una pausa, ma ora, questi dieci giorni, li vivrò come fossero il mio capodanno. Da domani si ricomincia a vivere, da domani si vuota la testa dal turbinio quotidiano e ci si impegna in una promessa importante: quella di mettercela tutta, sempre, ma di prendere le cose come vengono, senza preoccuparsene eccessivamente.

Bisogno irrefrenabile di pace, serenità, la tua pelle, il tuo respiro sulla mia fronte, un prato o una spiaggia, il rumore del vento o del mare oltre le pagine di un romanzo. Dieci giorni per affrontarne più di 350. Trecentocinquanta. 10 giorni, dieci per brindare al nuovo anno che viene, ricaricare l’anima e il corpo e tornare guarita dalle ultime ansie di quest’anno. Quest’anno che per me si chiude a luglio.

Mi sembra una pretesa onesta, semplice, umile. Chiedo solo dieci giorni per me e per te, dieci giorni tutti nostri in cui ci sembrerà di vivere la vita di altri, quella vita in libertà che tanto sognamo e che sappiamo dolcemente procurarci stringendoci in un angolo e chiudendo gli occhi per un attimo: in ascensore, sulle scale mobili, in una piazzola di sosta. Ad occhi aperti infiliamo ora i nostri vestiti in valigia, qualche libro, i teli mare e la crema solare. Ci prepariamo a ricominciare un anno daccapo, domani.

Se questa strana estate ce lo consente, se questo timido sole si allunga fra le nuvole, se anche la pioggia vorrà farci compagnia, noi brinderemo.

Difficile raccontare tutto ciò che è andato perso. Più semplice abbracciare questo piccolo spazio, quest’immaturo blog e raccoglierne il corpo addormentato.

Sveglia! Una folata di vento e polline primaverile mi ricorda gli impegni presi e vale la pena tenerli a mente.

La scrittura, in tutto questo tempo, non mi ha mai abbandonata; mi ha accompagnata con la sua silenziosa presenza e il suo insostituibile sostegno, ma l’ha fatto nei fogli sgualciti di un vecchio quaderno che sonnecchia sul comodino, accanto al soffice guanciale che accoglie la mia testa sognante ogni notte, o quasi. Non tutto può essere scritto su un blog, nulla può sostituire il rumore della carta, la nervatura della mano che impugna la penna. E’ confortante: il taccuino è lì, tutto colorato, e nulla può cancellarne l’essenza. Ho avuto bisogno di conforto, in effetti.

Ma ora la mano è abbastanza sicura e serena per poter affrontare una tastiera qwerty, quindi: punto e a capo, che è diverso da punto e daccapo.