Nelle precedenti puntate vi avevo fatto una promessa ed ecco che un bel mal di gola (che mi costringe a casa) mi rende possibile mantenerla!

1) Sono nata pigra e questo mi costringe ad un terribile supplizio quando, di notte, devo alzarmi a fare pipì. Più volte ho pensato che dovrebbero inventare dei WC portatili.

2) Come La Strega, ho un terrore incontrollabile per gli insetti. Temo in particolare quelli che saltano e volano e, come se  la mia paura incondizionata non bastasse, sembra che questi simpatici animaletti provino gusto nel torturarmi (vedi cavalletta grossa quanto una susina che mi cade in testa, ape morta nell’accappatoio, cimice che, non sapendo come passare il suo tempo, mi vola addosso ecc.ecc).

3) Ho un olfatto infallibile. Credo di discendere da un incrocio tra un segugio e una talpa (per la spiegazione sulla talpa vedi punto 4). Avere un fine olfatto ha più contro che pro: tutte le ascelle sudate nel raggio di 50 metri (più o meno)…le sento!!!

4) Sono orba come una talpa e ringrazio la ricerca scientifica per aver creato le splendide lenti super sottili (che costano 190 euro l’una), altrimenti ai miei numerosi complessi dovrei aggiungere quello di andare in giro con dei fondi di bottiglia al posto degli occhiali. Per chi si ponesse la questione: odio le lenti a contatto.

5) Sono bionda naturale e, devo ammetterlo, è la mia punta d’orgoglio :-D

6) Adoro il Karate. Nonostante le infinite bistecche sotto i piedi!

7) Tratto i miei libri come sacre reliquie. Quando vedo dei libri maltrattati, pasticciati o con le orecchie provo un malsano bisogno di prendermene cura e riportarli al loro oroginale splendore.

8 ) Odio sentirmi in obbligo o in debito con qualcuno e, per questo, tendo ad anticipare le mosse o a farmi in quattro pur di fare da me. Per il sentirmi in obbligo intendo anche le situazione in cui, alla fine di un sms vedo scritto: risp. Dunque: a) con calma e per piacere;
                  b) ti risp se ho voglia;
                  c) non mi fare il muso se non ti ho risp perchè mi fai davvero imbestialire.

9) Il mio uomo ideale è Leopold (vedi il film: Kate e Leopold) ma, visto che le possibilità di rintracciarne uno proprio così al di fuori di un manicomio sono davvero bassine, ho trovato un innamorato…Leopold dentro.

10) Ci sono volte, e succede spesso, in cui credo di essere una sensitiva o qualcosa del genere. Sono del tutto razionale e mi convinco che ogni cosa che mi circonda è frutto di pure coincidenze, eppure alle volte mi capitano coincidenze così palesi e chiare che stento a credere nel caso.

Ce l’ho messa tutta amici, spero di non avervi delusa e di avervi, almeno un po’, divertiti. Per le nominations dovrete aspettare ancora qualche giorno ma non disperate, non vi farò attendere molto.

To be continued

Nella mia ignoranza bloggifera mi sono imbattuta in questo premio conferitomi da Casetta di Streghe, premio che, pur non sapendo esattamente cosa sia, ho accettato molto volentieri. Insomma, un premio è sempre un premio e dà proprio soddisfazione!

Spulciando qua e là la schiena pelosa del web ho raccimolato qualche frettolosa informazione in più e, se le fonti non mi ingannano, ho scoperto che quando si riceve questo Honest Scrap bisogna adempire a qualche piccola regolina:

1)Dire ai lettori 10 cose di voi che siano vere;
2)Indicare 10 persone che hanno diritto al premio e siate sicuri di far loro sapere che sono stati contrassegnati;
3)Non dimenticare di segnalare il blogger che vi ha premiati.

Se al 3° punto avevo provveduto ancor prima di conoscere queste regole, esponendo altezzosa il mio adorato premio in Home Page,  gli altri due punti mi danno molto da pensare e, dovendomi impegnare in una simpatica introspezione, credo che avrò bisogno di qualche giorno per trovare la pace adatta e la quiete mentale per buttare giù qualche riga sensata… Inoltre, dovrò pensare anche alle 10 nominations (c’è qualche possibilità di metter su un televoto??? muha)…

Conoscendomi, so che è necessario fare una promessa per trovare il tempo di aggiornare il blog in tempi ragionevoli, quindi, prometto che a breve adempirò al mio dovere di blogger premiata (eddai lasciate che mi vanti un po’ :-D ).     

 scout_promise

To be continued…

I paesini liguri sono piacevolissimi. La brezza di mare soffia tra le strette vie colorate, sfiorando i portoncini bassi e angusti delle abitazioni silenziose. Il rumore delle scarpe sui ciottoli risuona tra le mura del centro e dalle vie principali un vociare allegro e le urla dei bambini raggiungono le finestre decorate da fiori vivaci. Le piccole botteghe artigianali e i negozi in franchising stanno le une accanto agli altri, contendendosi acciughe argentee dall’occhio guizzante e stivali all’ultima moda. Nelle piccole piazze le bancarelle vendono baccalà e funghi, pesce e facacce. Un  cane sonnecchia fra le panchine all’ombra degli alberi, accanto all’ anziano padrone dal volto rugoso.

Perdersi nella lettura di un libro, nella contemplazione di una cattedrale, in un sonno ristoratore, almeno per il momento.

 Serenità

ciaoChiedo scusa a tutti voi se è una vita che non aggiorno il blog e se non vi ho ancora raccontato del mio “week-lungo”!

Sono ricominciate le lezioni e tutti gli impegni e sto fuori casa minimo 12 ore al giorno :-(

Prometto che nel week-end vi dedico un po’ di tempo (lo prometto così so di non poter trovare scuse :-D )…

Un abbraccio, mi mancano le chiacchierate virtuali con voi!

Ebbene sì, domani parto per concedermi un weekend un po’ allungato al mare! Spero che il tempo sia bello per potermi rilassare in spiaggia con un bel libro da leggere e una bibita fresca.

Un caro saluto a tutti, ci vediamo (o meglio, scriviamo) lunedì! |*.*|-*

Lavagna

lavagna

…senza poi chiedermi scusa, m’imbestialisco. E davvero molto!
Quando sono costretta a fare viaggi in bus ammassata contro altre persone belle o brutte, pulite o sporche, sane o malate senza poter controllare quell’importante spazio privato che mi separa dagli altri, m’imbestialisco.
Quando arrivo a destinazione sudata, con le scarpe sporche e con mille odori addosso che non sono miei sono più che imbestialita: sono furiosa con il sistema dei trasporti urbani lombardi.

Ueeeeeeeeeeeeee!

Per molti potrà essere un impiccio, un’affare da sbrigare nel più breve lasso di tempo possibile. Per me, invece, il cambio dell’armadio è una vera e propria transumanza spirituale.
Mi affanno, con non poca fatica, a recuperare  da sopra l’armadio le scatole  impolverate e gonfie e tra uno starnuto e l’altro raggiungo traballante la scrivania, facendomi spazio all’ultimo momento con una bracciata spazza-scartoffie.
Aprire quegli scatoloni colorati è sempre emozionante anche se, bene o male, ogni anno il contenuto è sempre lo stesso. Ritrovo i miei maglioncini storici, ricoperti di pallini e consumati sui gomiti, quelli che mi hanno accompagnata in tante giornate fredde e piene di impegni. Ma dove trovare il coraggio per buttarli? Così li ripongo nell’armadio, sicura che troverò un occasione giusta per metterli.
Quello che più stuzzica la mia attenzione sono le sciarpe. Le adoro, di ogni lunghezza, forma e colore; di lana, di cotone e di pile. Non so perchè, ma anche dopo un bel giro in lavatrice conservano sempre il profumo di chi le indossa, e io le amo proprio per questo, per il loro potere evocativo.
Poi è il turno di guanti, stivali, pantaloni e calzettoni. E nella mia testa volano le associazioni e i ricordi, ad ogni indumento è legata una storia, un pensiero, un’immagine.
So che tra pochi giorni il mio armadio sarà già scivolato nella confusione, ma adesso, mettervi tutto con ordine e minuzia, mi regala buone sensazioni. Ed è questo che cerco: piccole, buone sensazioni.

Cambio dell'armadio

DemoisellesIL CASO

Veline, escort, maschilismo
Lettera aperta alle donne

È il momento di un neofemminismo. Ripartiamo dall’autostima

Care donne italiane, o meglio ca­re donne italiane che cominciano a discutere di deriva maschilista-mi­sogina nel nostro Paese e dell’im­broglio sesso-politica che sta im­bambolando la nostra repub­blica, che si preoccupano della video-velinocrazia che condiziona le nostre vite di mature (invisibili) e giovani (preferibilmente scollate); care tutte, che si fa? Finora qualcuna ha parlato di «silenzio delle donne»; molte altre, non ita­liane, si sono chieste perché da noi non ci si ribella; altre ancora han­no obiettato che la chirurgia plasti­ca è più popolare in Spagna, che le sceme da reality sono ovunque, che le ragazze che fanno carriera grazie ai potenti sono un fenome­no globale. Altre sono d’accordo sulle critiche alla mercificazio­ne- cooptazione come unico mezzo femminile per emergere, ma si di­vidono sulle iniziative: manifesta­re, rompere le scatole in modo ca­pillare, o inventarsi dell’altro. Han­no iniziato frange avanzate di stu­diose e polemiste. Continueranno, forse, donne normali. Grazie alla diffusione virale, più che di edito­riali, di documentari.
Perché è da vari mesi, dall’inizio del caso Berlusconi-Noemi-e poi al­tre, che parecchie donne provano un senso di umiliazione collettiva. È da ancora prima che qualcuna mo­stra segni di intolleranza attiva. Al­l’inizio dell’anno è uscito un docu­mentario, Il corpo delle donne di Lo­rella Zanardo, prima presentato in eventi semicarbonari, poi mostrato da Gad Lerner all’ Infedele , ora feno­meno sul Web: è un rapido e terrifi­cante montaggio-sovrapposizione di immagini tv che lascia tramortite davanti a un evidente modello di Femmina Unica raggiungibile solo a furia di diete, reggiseni e chirurgia ( vedere Il corpo delle donne online e poi correre al cinema per Video­cracy di Erik Gandini può produrre gravi stati depressivi bipartisan, at­tenzione). Poi i corpi sono diventati veri, di ragazzine che dicevano papi, di escort nel letto grande, eccetera. Poi ci sono le ragazze della tv, va da sé.
Ma ci sono anche le quasi-ex ra­gazze dell’università, in genere espa­triate.
Come Nadia Urbinati, che in­segna teoria politica alla Columbia di New York. E ha scritto: «Le don­ne sono sempre lo specchio della so­cietà, il segno più eloquente della condizione nella quale versa il loro Paese: quando muoiono per le vio­lenze perpetrate da un potere tiran­nico o quando viaggiano con voli prepagati per ritirare un cotillon a forma di farfalla… È urgente che si levino voci di critica, di sconcerto, di denuncia; voci di donne». E poi Michela Marzano, apprezzata filoso­fa a Parigi: «Perché tante donne cre­dono che il solo modo per emergere sia quello di ridursi a oggetti di pul­sioni, contemplate per il corpo-fetic­cio che incarnano, e ridicolizzate per la loro incompetenza professio­nale davanti alla telecamera? Quale libertà resta oggi alle donne in un Paese in cui il potere in carica propo­ne loro un modello unico di riuscita e di comportamento?». Conclude Marzano: «Facciamo, allora, in mo­do che il ventunesimo secolo, col pretesto di essere ‘alla moda’, non sia la tomba di tutte le conquiste femminili del secolo scorso». C’è chi dice «allora scendiamo in piaz­za ». E chi ironizza.
Come Nicoletta Tiliacos, femmi­nista storica e penna del Foglio , che attacca «la piattezza di questa ver­sione vittimistica e irreale della “donna italiana silenziosa”». Inter­pellata, Tiliacos precisa: «Altro che silenzio, sono anni che non sentivo discutere tanto. Se dobbiamo pole­mizzare sulla cooptazione in politi­ca, parliamo di veline ma anche di velini. E poi non stiamo parlando di donne passive, ma di donne che fanno delle scelte. Intorno ai palaz­zi del potere ci sono sempre state le garçonnières . Se ora le ragazze vo­gliono uscire e diventare deputate, non mi scandalizzo». Anche se sui media di centrodestra però c’è chi si scandalizza, e come. C’è Sofia Ventura, professore di scienza della politica a Bologna, autrice di un ar­ticolo sul velinismo per la fondazio­ne finiana FareFuturo che in prima­vera ha scatenato risse. Ventura vorrebbe più indignazione, e più trasversale: «Ho visto Il corpo delle donne insieme a un gruppo di stu­denti di Sciences-Po a Parigi. Erano tutti inorriditi. Ho discusso alla Fe­sta democratica di Bologna. E tra le dirigenti Pd ho trovato molto benal­trismo, molto conformismo detta­to dalla fedeltà ai leader. Che in Ita­lia sono maschilisti».
Sono maschilisti, di sicuro. Ma le donne italiane, sembrano registra­re il più basso tasso di autostima nel mondo occidentale. Tengono la tv accesa, non badano alle bellezze bipartisan, non si arrabbiano per non passare per matte. Anche le po­litiche. Secondo una ricerca della so­ciologa Donata Francescato, le no­stre parlamentari hanno enormi dif­ficoltà a pensarsi come leader. Quel­le di sinistra ancor più di quelle di destra. Dice Ventura: «È un dato tra­gico. È un problema di tutte. Forse bisognerebbe partire da un’analisi collettiva. E iniziare a parlare. Nella vita quotidiana e nella vita politica, superando le divisioni di partito. Per smetterla col conformismo veli­naro. Se non lo facciamo, se non li­beriamo i talenti femminili, questo Paese è condannato a una lenta ago­nia ». Ma di nuovo: come si fa?
«Io non sono pessimista», cerca di tirar su il morale Eva Cantarella, storica del diritto. «Perché ricordo il vecchio femminismo. Si era in po­che, e bisognava convincere la stra­grande maggioranza delle donne, quelle che erano chiuse in casa e di­cevano “ma io non sono discrimina­ta”. Ed è successo, e molto è cambia­to. Certo, ci vuole molto tempo, e un’attività capillare. Per questo non sono contraria a scendere in piazza. In una fase in cui siamo tutti incate­nati agli schermi, la parola pubblica sarebbe la vera novità. Mi viene in mente la canzone di Giorgio Gaber, che invitava ad andare nelle strade e nelle piazze. Il diritto universale non passa per le case, continuereb­be Gaber. Anche perché, nota Tilia­cos che pure non è d’accordo, «guar­dare troppa tv rallenta il metaboli­smo ». Forse le donne italiane sareb­bero più contente del loro corpo se si dessero una mossa, di questi tem­pi, vai a sapere.

Corpi vili?

Studiose all’attacco

Veline e velini

L’autostima bassa

Un nuovo femminismo?

Maria Laura Rodotà
15 settembre 2009

 

Il problema di noi donne, oltre all’autostima, è la falsa coscienza di genere (la tendenza a precepire in maniera erronea le caratteristiche e gli interessi del proprio genere)–>siamo noi stesse, spesso, a descriverci  attraverso gli stereotipi di genere, senza neanche accorgercene…brutto affare il sessismo che, purtroppo, esiste da sempre. |T.T|

Devo fare una petizione nel mio quartiere.
C’è un povero cane che abbaia ininterrottamente dalla sera alla mattina in una discarica qui vicina. E’ chiuso in un capanno e ululua tutta notte la sua solitudine. Soffre.

Non posso lasciare che venga ignorato da tutti. Aggiornerò l’evolversi della situazione.

|Q.Q|

sadness